1975

 

E' probabilmente il poeta più popolare d'Italia, anche se quasi nessuno sa o ricorda il suo nome. L'ultima sua poesia politica l'ha letta davanti a centomila persone in piazza del Duomo a Milano alla fine del comizio di Lama: quando quello sconosciuto giovane in eskimo ha cominciato a parlare al microfono, la massa che stava scomponendosi per rientrare in fabbrica, si è ricomposta. Non era un altro intervento o una comunicazione del servizio d'ordine, era un'insolita poesia, una ballata che raccontava il dramma degli operai della "Innocenti": "Che cosa ne sanno Mister Plant e mister Andrews (i padroni dell'industria -n.d.r), che cosa ne sanno i signorini della City di quanto pesa la pietra che il pomeriggio lungo di chi è senza lavoro trascina? ''Le leggi del mercato -dicono costoro- impongono di vendere di liquidare di smantellare'. Che cosa importa a mister Plant e a mister Andrews che cosa importa ai signorini della City del trascurabile dettaglio di diecimila operai che i loro diagrammi condannano all'interminabile ruota della fame?".

La massa ha ascoltato fino in fondo con serietà e attenzione e poi ha applaudito in un modo non formale e non consueto. Chi era quel giovane dalla testa arruffata, gli occhiali dalla montatura d'acciaio dei rivoluzionari degli anni 20?

 

Articolo di Corrado Stajano da "Il Giorno", dicembre 1975

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