Recitazione

 

"La compagna della tua giovinezza", dice il profeta Isaia, "come potrai scordala?" e Anna si trucca in camerino che tra poco deve andare in scena per il saggio all'Accademia e sarà la Bella dei Giacinti in un dramma di zagare e coltelli di Rosso di San Secondo e lo specchio restituisce un visino di porcellana e lieve la matita contorna gli occhi fondi dove cova la brace di una ribellione che l'ha spinta a sposarsi a diciott'anni per uscire di casa e separarsi l'anno dopo io nel camerino accanto un poco di biacca nei capelli per ingrigirli che ha quasi quarant'anni il Nero della Zolfara cavaliere contadino che riscatta la Bella da tutta una vicenda di soprusi e la carezza del belletto le ravviva le guance che m'aveva preso le mani sapendo della malattia di mio padre per consolarmi pensando mentre indosso la giacca nera e la fusciacca rossa in vita alla sorte inseguita tante sere insieme sulle donne e i fanti dei giochi delle carte senza osare dirle nulla e la sua figura minuta è ancora più sottile nell'ampia gonna a balze e nel corpetto che la stringe mettendo in risalto il seno su cui spicca la goccia di sangue di un corallo terra di sogni fantasticata tante notti con gli occhi aperti in letto e mentre ripasso per l'ultima volta la parte il chi è di scena mi sorprende entrando insieme nel cono di luce sull'assito che ci separa dalle ombre fitte della platea e siamo soli pronunciando le parole ardenti della passione che un altro ha scritto e io sono il Nero e lei la Bella ma quando la stringo a me ti adoro dico e sono io Giulio che parla sono tua risponde lei e sento il fremito che la scuote e allora lo so la mia Bella è lei è Anna Anna la mia Anna E così eravamo lentamente scivolati dalla finzione nella realtà uno nelle braccia dell'altra.

 

In Giudo Michelone e Francesca Tini Brunozzi (a cura di), Help! The Beatles!, Milano, Lampi di stampa, 2005

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